Giovedì, 14 Febbraio 2019 19:39

I giovani, più di una speranza

Scritto da Paolo Farinati

Mi voglio togliere una grande soddisfazione: spezzo molto volentieri e con decisione una lancia in favore dei nostri giovani. Lo faccio da cittadino ormai sessantenne e da padre tenuto “giovane” da un figlio di poco meno di 15 anni e dall’aver frequentato per motivi sportivi per molti anni della mia vita per l’appunto i giovani.

Con un gruppo di amiche e amici da qualche anno proponiamo ai dirigenti scolastici, ai docenti e, tramite loro, agli studenti degli Istituti superiori di Rovereto alcuni incontri – confronti con personaggi famosi e molto apprezzati nelle loro rispettive professioni. Ecco quindi che nella nostra città sono arrivati Alberto Angela per la cultura e la ricerca, Lorenzo Cremonesi per il giornalismo di frontiera, Luca Mercalli per la meteorologia e il clima, e pochi giorni fa Sergio Martini per il grande alpinismo.

In tutte queste occasioni l’Auditorium “Melotti” presso il MART è stato riempito da oltre 400 giovani. La loro attenzione è sempre stata educata, curiosa e viva nel confronto con l’ospite – relatore. Parlo di ragazze e ragazzi tra i 14 e i 19 anni, di origini diverse, di tutti gli Istituti cittadini, quindi protagonisti di percorsi educativi anche molto differenti. Ma il loro atteggiamento è sempre stato molto maturo. La cosa, sono sincero, non mi ha stupito per nulla, convinto come sono da sempre che ogni nuova giovane generazione porta qualcosa in più rispetto a quelle che l’hanno preceduta. Oggi i nostri ragazzi sembrano distratti da cose futili, sembrano vinti dal contagio mediatico a tutti i costi. Un po’ è certamente vero, ma questa loro conoscenza e dimestichezza con gli strumenti comunicativi e informatici più sofisticati permette loro in ogni istante di aggiornarsi sul mondo e sul nostro tempo. Aggiungo che ho spesso riscontrato anche un vivo interesse per la cultura umanistica e classica. E questo fa molta differenza rispetto ai loro colleghi di altri continenti. Sono convinto che quando i nostri giovani italiani nel mondo spesso risultano i migliori, lo devono anche a questo loro esclusivo patrimonio umanistico, che giustamente tutte le nostre scuole, di ogni livello e indirizzo, seppur con contenuti diversi, mantengono nei loro percorsi educativi.

Con questa mia breve testimonianza, desidero affermare e riconoscere che i nostri giovani sono assai migliori di come per consuetudine, per brutta abitudine e forse per sbrigativa comodità vengono dipinti da noi adulti. Le cosiddette “mele marce”, ahinoi, ci sono sempre state nelle nostre comunità, sia tra i giovani che tra gli adulti. Ma questo fatto è ampiamente surclassato oggi da una giovane generazione che necessita solo di avere opportunità di conoscenza, occasioni di confronto e disponibilità a vivere esperienze senza confini e senza pregiudizi, da cui quelle paure che spesso hanno frenato noi delle generazioni oggi più adulte.

Se un popolo non sa coltivare i sogni dei propri giovani è un popolo destinato a scomparire. Parafrasando Alcide Degasperi, chiudo sostenendo che ognuno di noi adulti ha il piacevole dovere di abbandonare l’ossessivo day by day, per guardare di più al futuro delle nostre giovani generazioni con convinta fiducia. I risultati non mancheranno.

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